Come tutti gli ambiti di sviluppo del bambino, anche il gioco si modifica nel tempo e si osserva un graduale aumento delle competenze richieste sia dal punto di vista “motorio” che “cognitivo”.
I primi comportamenti di gioco osservabili riguardano l’esplorazione orale e la manipolazione semplice, in cui il bambino porta gli oggetti alla bocca o li manipola con semplici azioni, che gli permettono di conoscere ad esempio la forma, la consistenza e la temperatura dei diversi oggetti. Successivamente si passa al gioco funzionale, in cui il bambino impara ad utilizzare una manipolazione specifica rispetto agli oggetti coinvolti, ad esempio premere i tasti di un telefono-giocattolo o far correre una macchinina, associando in questo modo la forma del gioco in questione alla sua funzione.
Il livello di sviluppo successivo è rappresentato dal gioco di finzione semplice, con comportamenti di gioco di finzione compiuti verso di sé e/o gli altri (ad esempio far finta di bere dalla tazza o dare da bere con la tazza alla bambola) ed infine al gioco di finzione complessa, che rappresenta il livello più alto di astrazione e simbolizzazione e comprende azioni come le sostituzioni degli oggetti coinvolti (ossia far finta di bere da un cappello ad esempio) e le attività di gioco simbolico combinatorio, in cui si susseguono attività di finzione singole e in sequenza, rappresentando le stesse azioni in maniera sempre diversa.
In particolare, quest’ultimo livello di sviluppo del gioco, il cosiddetto gioco di finzione o gioco simbolico, è altamente correlato al linguaggio.
L’alta correlazione è legata al fatto che durante le azioni compiute con gli oggetti il bambino è portato a produrre vocalizzi, parole e/o frasi (in base all’età e al livello di sviluppo del linguaggio), a cui il caregiver di riferimento, che condivide con il bambino il momento di gioco, può dare dei feedback di ripetizione, espansione, estensione etc., che fungono da importanti modelli per la comprensione e la successiva produzione del linguaggio.
In particolare il gioco simbolico è correlato ad un livello specifico del linguaggio, ossia la competenza narrativa. Con questa condivide lo stesso percorso evolutivo: come il gioco simbolico inizialmente è costituito da una combinazione casuale di azioni, che diventano poi sequenze ordinate, per rappresentare infine eventi quotidiani, allo stesso modo la competenza narrativa passa dalla descrizione di eventi non correlati tra loro, a sequenze di azioni correlate ma non orientate a uno scopo, fino ad eventi orientati da uno scopo comune.
Anche a livello teorico gioco simbolico e competenza narrativa sono altamente collegati, in quanto in entrambi i casi il bambino deve separare l’entità reale e quella mentale: nel gioco simbolico e nella narrazione ci si riferisce sempre a soggetti/azioni etc. non realmente presenti in quel momento, si assumono ruoli non reali e si comprendono i punti di vista dei diversi personaggi.
È per tutta questa serie di motivi che risulta molto importante favorire l’attività ludica dei nostri bambini già entro l’anno di vita, in tutti i contesti quotidiani, in quanto assistere e sperimentare comportamenti verbali e non verbali che permettono al bambino di prestare attenzione e apprendere informazioni sull’uso degli oggetti, comporta lo sviluppo di comportamenti di gioco sempre più elaborati e un conseguente progresso delle abilità cognitive generali, tra cui anche il linguaggio.
Ti capita mai di leggere un libro al tuo bambino? Quanto è importante leggere insieme una storia?
A livello nazionale e internazionale esistono diversi programmi di promozione della lettura nati per coinvolgere famiglie, educatori, pediatri, bibliotecari e librai, proprio perché la lettura (e l’ascolto) di storie è un’attività fondamentale per lo sviluppo del linguaggio e porta tanti più benefici quanto più precocemente viene intrapresa come attività condivisa tra l’adulto e il bambino.
La “lettura condivisa” è un’attività che coinvolge una figura adulta e il suo bambino in un momento di inter-relazione con l’obiettivo di avvicinare i piccoli al mondo della lettura. Questa attività, che può essere data molte volte per scontata, in realtà ha diversi studi scientifici alle spalle che dimostrano come l’esposizione alla lettura di storie già a partire dai 2-3 anni favorisca lo sviluppo della comprensione verbale in primo luogo e di conseguenza anche le abilità legate alla produzione.
Gli effetti positivi di questa proposta infatti sono molteplici:
migliora le competenze linguistiche, in particolare di acquisizione lessicale;
migliora le interazioni e relazioni genitore-figlio;
migliora l’attenzione condivisa e focalizzata;
consolida l’intelligenza narrativa e la capacità di elaborare e trasmettere emozioni ed esperienze;
stimola la “fantasia”.
Per facilitare tutto questo è importante prestare attenzione alla modalità con cui viene proposta la lettura condivisa, a partire dalla scelta del libro, che ad esempio può essere di tipo sensoriale, con singole immagini, descrittivo, con storie o senza parole, e di conseguenza è adatto a diversi livelli di sviluppo e prevede capacità differenti del bambino. Un altro aspetto da curare è il tempo che si dedica a questa attività, abbastanza lungo da essere significativo, ma abbastanza breve da non portare a frustrazione, e la frequenza con cui viene svolta, in modo che diventi un momento della quotidianità della famiglia. Altrettanto importante è lo spazio scelto per questo momento, che deve essere sufficientemente confortevole e allo stesso tempo non distraente.
L’aspetto più saliente su cui concentrarsi riguarda il “come leggere”: la maggiore efficacia di questa attività infatti si ottiene quando vengono utilizzate strategie extra-linguistiche che favoriscono l’interesse del bambino verso la lettura proposta. Alcune di queste sono ad esempio far girare le pagine del libro al bambino, modulare la voce leggendo in maniera accattivante e utilizzare uno “stile dialogico” durante la lettura ad alta voce. Quest’ultimo consiste nel formulare domande aperte rivolte al bambino, anche per collegare quello di cui parla la storia con esperienze dirette della sua vita, indicare le figure (e/o i simboli in cui è scritto il testo, nel caso si tratti di libri adattati o IN-book ad esempio), ripetere le parole o le frasi quando richieste e incoraggiare a parlare di ciò di cui parla la storia durante la lettura.
La lettura condivisa, oltre ad avere riscontri positivi nello sviluppo linguistico e comunicativo dei bambini, aiuta i genitori a creare dei momenti piacevoli di condivisione con i propri figli e allo stesso tempo ad imparare ad osservare i loro comportamenti e abilità, riscoprendo i propri punti di forza e quelli che invece magari necessitano di un supporto più specifico.
Se vuoi scoprire come supportare lo sviluppo del tuo bambino anche con questa modalità ed avere strategie di “parent coaching” mirate, contatta la Segreteria dello Studio per maggiori informazioni.
La comunicazione è un bisogno primario dell’essere umano e generalmente avviene attraverso un codice comune, il linguaggio, la cui comprensione è condivisa da ogni individuo e ci permette di comunicare.
Nel momento in cui questa comprensione condivisa viene a mancare per via di un deficit linguistico, dovuto ad esempio ad una patologia del neurosviluppo, il linguaggio non è più la soluzione, perché al contrario rappresenta proprio l’ostacolo che non permette la comunicazione con l’altro interlocutore.
È in questi contesti che nasce l’esigenza di avvalersi della “Comunicazione Aumentativa Alternativa” (CAA), ovvero ogni comunicazione che sostituisce o aumenta il linguaggio verbale (ASHA, 2005). L’aggettivo “aumentativa” infatti indica il suo scopo non sostitutivo, ma accrescitivo nei confronti delle risorse comunicative già possedute dal soggetto, anche se magari limitate; l’attributo “alternativa” invece vuole spiegare la ricerca di una via diversa dal linguaggio verbale per comunicare, sfruttando modalità come l’utilizzo di ausili, tecniche, strategie, simbologie grafiche, gestualità…, non per forza usate “al posto” del linguaggio verbale, ma insieme ad esso, per renderlo accessibile.
La CAA può essere realizzata con diversi sistemi di supporto, i quali generalmente vengono divisi in due grandi gruppi: i sistemi “unaided” (o CAA non assistita), ovvero tutti quelli ottenuti senza il supporto di dispositivi esterni, ma solo attraverso il corpo del soggetto, ad esempio con il linguaggio verbale residuo, la lingua dei segni, i gesti, le espressioni del volto etc., e i sistemi “aided” (o CAA assistita), che sfruttano dispositivi esterni elettronici (a bassa o alta tecnologia) o non elettronici.
Alcuni esempi di dispositivi non elettronici sono tabelle di comunicazione, libri e schemi visivi delle attività, costituiti da sistemi di simboli o fotografie utilizzati per comporre un messaggio più o meno complesso. La potenzialità della CAA quindi è proprio la sua versatilità, cioè di poter essere adattata ai deficit sia motori che cognitivi del soggetto a cui è destinato.
La tipologia dei bisogni comunicativi per cui viene progettato un intervento attraverso la CAA è molto variabile: possono essere presenti disturbi comunicativi in entrata, ovvero in comprensione, in uscita, cioè in produzione, o entrambi.
Con un intervento di CAA in entrata, attraverso l’esposizione a stimoli visivi adattati alle esigenze della persona, diventa possibile aumentare il vocabolario recettivo ed ampliare le occasioni comunicative che permettono le relazioni del soggetto con l’ambiente. Affinché questo sia possibile quindi l’interlocutore si rivolge al soggetto supportando il linguaggio verbale con l’utilizzo di segnali o l’indicazione di oggetti o simboli.
Un’attività fondamentale allo sviluppo della comprensione verbale è la lettura condivisa di libri e storie, che è possibile anche per i bambini con bisogni comunicativi complessi grazie ai cosiddetti IN-book, ovvero libri illustrati con il testo integralmente scritto in simboli. Attività come queste influenzano di conseguenza anche le abilità in produzione, andando così a potenziare le competenze comunicative del bambino.
All’interno dei nostri percorsi di logopedia, in base alle esigenze del singolo bambino, vengono proposte attività con l’utilizzo della CAA. Se pensi che il tuo bambino abbia difficoltà a comprendere il linguaggio verbale e hai difficoltà a comunicare con lui, contatta la Segreteria dello Studio per maggiori informazioni.